Ritratto di una società apatica (Il Pene del Senpai)
Ritratto
di una società apatica (Il Pene del Senpai)
“Il
Pene del Senpai”. Leggendo un titolo così fortemente icastico,
chiunque penserebbe ad una lettura erotica, comica o al limite del
demenziale. Yoichi Abe invece spiazza il lettore, proponendo un
racconto che sfrutta ironia, paradossi ed eccessi, per fare
un’analisi fredda e lucida della realtà in cui viviamo.
La
storia si ambienta in un ipotetico mondo contemporaneo e segue le
vicende di alcune studentesse alle prese con l’altro sesso. Una
realtà questa, in cui il pene è un organo che può essere reciso
per poi ricrescere. Sì, avete letto bene.
Sfruttando
questa surreale situazione vedremo le ragazze rubare i “feticci”
dei propri coetanei, facendo partire una serie di considerazioni
personali sull’interpretazione di questa bizzarra circostanza.
“Non
è una gran rottura di scatole uscire con qualcuno? Gli hobby, la
conversazione, il sesso… si è obbligati ad adeguarsi all’altro
in tutto. Poi ci sono la famiglia, gli amici e tutte queste relazioni
che sei obbligata a tenere sempre in considerazione… ci sono così
tante interferenze! E alla fine vengono a galla tutte quelle cose
sgradevoli che nemmeno volevi sapere, no? Non mi va per niente.”
Appare
evidente fin dal principio che l’iperbole che fa da fulcro durante
tutta la lettura, pur scoprendosi volontariamente a facili goliardie,
vuole evidenziare uno specchio di realtà tutt’altro che idilliaco.
In questo coacervo di
peni mozzati, rubati e frullati, viene fuori il totale disagio
nell’affronto delle proprie emozioni. Le ragazze sono sommesse ad
una realtà consumista e utilitarista, schiacciate da una coltre di
completa apatia (specialmente nei confronti dell’altro sesso, che
si ritrova senza...sesso), annegate nei loro vizi e nel loro
infantilismo. Un ritratto che, usciti fuori dalla chiave umoristica,
risulta agghiacciante e terribilmente realistico. Un’assuefazione
che porta non solo le protagoniste, ma una parte della società
femminile dipinta nel racconto, nel baratro di amoralità e apatia,
preferendo ad un rapporto “adulto” uno idealizzato ed infantile
senza reale completamento emotivo.
"Ciò che tu volevi non era un pene, ma il pene del senpai. Però una volta
che il senpai non esiste più, quello cosa diventa? Quello è solo un
pene. È solo un ammasso di carne da cui esce del liquido bianco, no?
Il pene del senpai è tale solo se il senpai esiste."
Ciò
che affligge alcune delle studentesse però è una domanda alla quale
una visione così consumista non può rispondere: la ricerca di
quella completezza che solo un vero confronto con
l’altro può dare. Il lasciarsi trasportare da quel turbinio di emozioni,
negative o positive che siano, donate da una relazione
effettivamente empatica. Al dilemma che imperversa la mente di
queste giovani ragazze, tra lo scegliere la persona o una sua
effimera parte, non vi è una reale e concreta risposta. Tra esisti
melanconici e risoluzioni comunque parzialmente consolanti, la nota
finale rimane agrodolce e aperta a molteplici spunti di riflessione.
Si
può semplicemente arrivare alla conclusione che per assetare ansie,
insicurezze e aspettative ognuno abbia bisogno del proprio
“feticcio”. Sia esso il Keyblade o un pene.
Inutile
specificare che consiglio caldamente la lettura di questo breve
manga. Mi raccomando: quando direte il titolo al cassiere di turno,
fatelo a testa alta.

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