Emozioni Incerte

                            
                             
Le  emozioni cosa sono?  Questa è una domanda che ricorre mentre scrivo la mia tesi. Cerco, ricerco e trovo solo definizioni illusorie, ma la vera definizione non c’è e sicuramente non ci sarà mai; accettare i limiti non è per la scienza, cercare definizioni e certezze é caratteristico dell’uomo.

Quanto usiamo le emozioni nella nostra vita? Quanto teniamo conto di quello che vogliamo fare? A queste domande rispondo: POCO. 

Per due giorni, sotto consiglio di una psicologa, ho provato ad alzarmi e chiedermi: “come mi sento oggi? Cosa vorrei fare?” ..ma la vita mi sembrava troppo frenetica o troppo impegnativa, a volte anche paurosa per pensare a me stessa e al mio volere.  

Giorno 1: oggi vorrei, scrivere un libro..ma avevo una tesi da scrivere… poi magari mi annoio, non lo finisco.

    Giorno 2: oggi vorrei farmi un tatuaggio... ma poi se mi fa allergia…

           Giorno 3: oggi vorrei…? BASTA!  Pensare mi confonde.

Forse pensare mi creava confusione, forse il voler controllare l’incertezza mi spaventava.
Accettare i limiti e l’incertezza mi farebbe prendere la vita in modo diverso? 

La paura è ricorrente ...ma cos’è la Paura

Anche qui una definizione non possiamo darla, ma possiamo dire che la paura ci muove per un certo senso, ma può anche fermarci; non è nociva in sé, lo è solo se pensiamo di non poterla combattere.  Non è qualcosa di concreto o qualcosa che potrebbe esserci: è l’incertezza.


Abbiamo paura dell’incertezza. Abbiamo paura di non essere forti abbastanza per combattere le nostre paure, ma trovarsi nelle cose concrete è diverso, affrontare il fatto e non le fantasie potrebbe essere una soluzione; Vedere la paura come risorsa ma non come ostacolo. Usare la paura per capire chi siamo, che vogliamo e cosa ci spaventa ci rende più forti.

Perché a volte preferiamo mettere da parte le emozioni con gli altri?  Molti mi hanno risposto: “forse perché ci rendono deboli”. La convinzione che aleggia nella nostra società è che le emozioni ci rendano fragili, deboli, “pappamolli”. Quando parliamo di emozioni abbiamo paura di non essere capiti o calpestati dall’altro, preferiamo non comunicare la nostra emozione / debolezza, ma insultare e fingere il non interesse per mascherarla. I litigi sembrano infiniti, si alzano i toni per avere ragione sull’altro  e alla fine ci si allontana, tenendosi dentro tutta la rabbia e rancore.  Finiamo per chiudere le emozioni nella nostra mente, gettandole nella parte più oscura. Allontanarci dal pericolo a volte ci sembra la cosa migliore, allontanarci dalle nostre emozioni avviene spesso. 

Scappare è il nostro agire, è istintivo, senza riflessione, senza prendere in considerazione quello che sentiamo e vorremmo dire. A volte il pensare di non essere capiti è la nostra via di fuga, la nostra scusa per andare avanti incolumi, senza capire perché ci sentiamo in un determinato modo e perché questa cosa ci porta, spesso e volentieri, a ripercorrere le stesse situazioni.

Mettersi in dubbio, capire ciò che accade e parlare di quello che si sente potrebbe essere una soluzione per capire e per capirci. Mi viene in mente un aneddoto:

“Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio. E se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché?  Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza degli altri. E per giunta si immagina che io abbia bisogno di lui, solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita di là, suona, il vicino apre, e prima ancora che questo abbia il tempo di dire “Buon giorno”, gli grida: “Si tenga pure il suo martello, villano!” 

 …se l’uomo non si fosse fatto prendere dalle paure e avesse affrontato più concretamente la vicenda, chissà, forse il quadro lo avrebbe appeso…O forse no!! Chissà…?  

        
         Rimaniamo nell’incertezza.






              Alla prossima e buona riflessione

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